Chiuduno: emergenza covid

Data:

  • maggio 2021

Tipologia:

  • parola chiave

Abito a Chiuduno da sette anni , è un paese molto piccolo e tutti si conoscono per nome, per grado di parentela o per lavoro svolto.

Si crea confidenza con il fornaio, il tabaccaio e la farmacista come se fossero i vicini di casa da cui tranquillamente vai a chiedere un uovo quando hai il frigorifero vuoto.

Questa era la normalità di un paesello di seimila persone. Poi, nel 2020, di colpo questo scenario cambia e si entra in una pandemia mondiale, con conseguenza che non si può più uscire e coltivare quelle relazioni quotidiane che rallegrano le giornate e creano convivialità.

Ecco che il paese è silenzioso, per strada ad ogni ora si sentono solo ambulanze e campane che suonano “a morto”. Le persone anziane vengono decimate dal virus e per chi resta c’è solo la solitudine. Eh sì, perchè la vita per le vie del paese permetteva a chi è solo di scambiare una parola, di sentire l’ultimo pettegolezzo o notizia e di tener alto l’umore parlando di figli e nipoti…ma se arriva il covid e siamo barricati in casa tutto questo viene meno.

La nostra grandissima fortuna, “nostra” di chiudunesi, è che i commercianti si sono attivati subito per non perdere completamente tutto questo. Hanno iniziato con le spese a domicilio, e poi le telefonate per la lista della spesa che diventano infinite per avere un pò di compassione (com-passione=patire con), c’erano poi i volontari per le vie per portare (a chi non poteva muoversi) quello che occorreva o per sfamarsi o per non impazzire in casa propria.

Non è stato solo un tentativo di tenere in piedi la propria attività in un momento disperato, tra le loro responsabilità c’era anche altro.

I commercianti sono parte del cuore pulsante del paese, creano quella rete di servizi fondamentali (ma anche non) che tengono viva l’atmosfera di comunità. Non dico questo perchè ora commerciante sono anch’io, perchè io lo sono diventata solo a febbraio 2021 mentre questo servizio fotografico ho deciso di farlo l’anno scorso in piena pandemia. Lo dico perchè ho visto la differenza tra un paese con una comunità attiva ed un altro dormiente, ho visto la differenza nella serenità delle persone nel poter uscire di casa sapendo che non andranno a comprare solo un panino, ma a fare un saluto ad un amico.

Quello che palesemente potete vedere anche voi da queste foto sono i sorrisi e i volti accoglienti di questi guerrieri che, mentre il mondo combatte una guerra immensa per la salute di tutti, cercano di portare avanti con enormi sacrifici le proprie attività per se stessi e per le loro famiglie. Famiglia dopo famiglia torniamo al concetto di comunità.

Dopo il primo lockdown avevo voglia di scattare, avevo il bisogno fisico di fare qualcosa anche io e così ho deciso di dedicare le mie capacità e il mio tempo ai commercianti del mio paese. Per ognuno ho scattato tre foto: per il team di lavoro, per il luogo di lavoro e per il prodotto infine, così che il paese non dimenticasse la varietà di servizi (e di qualità!!) offerte a due passi da casa.